9 febbraio 2013

Gattari da legare: Nonna Misao e il gatto Fukumaru


Miyoko Ihara è una ragazza giapponese che ha realizzato un bellissimo progetto che, in seguito, è diventato un libro. "Misao the Big Mama and Fukumaru the Cat" è un porfolio che vede protagonisti la nonna dell’autrice, Misao, ed il suo fedele gatto che si chiama Fukumaru, una vera storia d’amore tra un gatto e la sua padrona che vivono praticamente in simbiosi. Sempre.
A volte pensiamo che per fare delle fotografie belle e originali serve andare dall’altro lato del mondo, in realtà non è affatto così, basterebbe guardarsi attorno, trovare la magia nella nostra quotidianità, andare oltre la semplice routine e farsi guidare dall’istinto. Questo lavoro è semplice, ma davvero toccante, delicato e disarmante. Un amore puro e incondizionato che un animale nutre per la sua padrona e la padrona per il suo gatto.
Misao è una donna di 87 anni, vive di agricoltura e quindi fatica parecchio durante la giornata, il gatto Fukumaru la accompagna in tutte le sue faccende domestiche, mentre pulisce, pianta le verdure, raccoglie le arance, ma anche mentre si riposa, dorme, festeggia il compleanno ed altre ricorrenze. Una simbiosi assoluta in cui ognuno rispetta il suo ruolo. Miyoko Ihara descrive in modo molto semplice ed essenziale la vita quotidiana tra l’anziana donna ed il suo gattino, un trovatello che nove anni fa è arrivato nell’appezzamento di terreno di questa signora.
Miyoko Ihara in merito a questo lavoro ha dichiarato: “Mia nonna e il suo gatto sono sempre insieme. Questo è un album fotografico che cattura la vita di tutti i giorni di mia nonna, Misao, china a lavorare nei campi con il suo gatto Fukumaru. Un giorno di nove anni fa, mia nonna ha trovato un gattino nel suo capannone. Lo ha chiamato "Fukumaru", in onore del "Dio di Fuku" (il Dio della buona fortuna) nella speranza che tutto andrà bene come un maru (cerchio). L'udito di mia nonna si sta indebolendo e anche Fukumaru ha problemi di udito, ma si guardano sempre negli occhi e sentono il calore l'uno dell'altra. Sotto il sole, la nonna e Fukumaru si dirigono verso i campi anche oggi. Nonna e Fukumaru, grazie sempre e per sempre". 






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2 febbraio 2013

Mostra Personale su Giampilieri


Ebbene si, il mio lavoro su Giampilieri è diventato una mostra, sarà inaugurata stasera alle 19,00 al Museo del Costume e della Cucina Via F. Mormina Penna, 65, 97018 Scicli.
Un lavoro emotivamente molto faticoso, anche se oggi non ci si deve pensare, è inevitabile che una parte della mente vada a tutte le sere passate a cercare di fare dei dittici che dicessero qualcosa in più delle due fotografie, alle risate di quando dal mio cervello cominciava a far fumo, a cercare tanti modi diversi per raccontare questo posto che ormai conoscevo come le mie tasche, il parlare con la gente, ripercorrere quelle pietre. E poi il bianconero, che doveva essere intenso, ma anche omogeneo (Manta docet) rifatto per l'ennesima volta, non per aspirare alla perfezione, quella lo sappiamo e lontana da me e da queste pagine, ma per raccontare nel modo migliore possibile di queste vite normali spazzate via.
Chi può venire, è il benvenuto :)

19 gennaio 2013

Grandi corridori di corse salita

che alzavano la testa dal manubrio 
per vedere se fosse finita, 
allenati alla corsa 
allenati alla gara 
e preparati a cadere 
e a tutto quello che s'impara, 
innamorati della sera 
innamorati della luna 
conoscitori della notte 
senza averne paura



Ricominciare è una parola che mi è sempre piaciuta. Si ricomincia tutto daccapo e sembra di tornare in prima elementare, quando tutto è possibile, tutto deve ancora accadere. Ricominciare da zero alla soglia dei trenta è forse un po' diverso. Comincia un nuovo lavoro, ma anche un nuovo percorso, che a dire il vero pensavo di aver già fatto. A volte sembra di essere come nel Monopoli, ti capita la carta sbagliata e devi tornare al punto di partenza, puoi fare le cose perbene, nel modo giusto, ma sono cose già fatte, sensazioni già vissute. Coraggio e forza già dati che adesso non si sa dove andare a recuperare. La vita è così. In salita, soprattutto in certi periodi. Ma si deve comunque combattere una lotta, anche se è impari. Rimbocchiamoci le maniche, facciamo un bel respiro e cerchiamo di dare fondo alla forza che, da qualche parte, ci deve essere.

10 gennaio 2013

Nino Migliori: La materia dei sogni

Installazione "Come nei cieli"


Metti una vacanza a Milano, la tua migliore amica, fiocchi di neve che scendono giù dal cielo e una mostra da visitare. La mostra è “La materia dei sogni” di Nino Migliori esposta al Forma. Una personale in cui c’è una buona parte quello che Migliori ha realizzato nella sua lunga e brillante carriera di fotografo iniziata più di sessant’anni fa a Bologna, dai ritratti del periodo Neorealista alle sperimentazioni in off camera e con la polaroid, ma anche i muri, le ossidazioni, i pirogrammi, il cliché-verre. Tra una sala e l’altra si esplorano mondi e vite, si sogna come nella meravigliosa installazione “Come nei cieli” in cui ci si dovrebbero trascorrere almeno 10 minuti al giorno, prima di tuffarsi nel mondo esterno . Nino Migliori prende la macchina fotografica, o qualunque altra cosa e la trasforma, succede con i muri sparsi per il mondo, con le polaroid, con i negativi e con le fotografie abbandonate al loro destino da perfetti sconosciuti. La realtà passa ad un’altra dimensione, resta l’essenza, che supera gli anni, le mode e la tecnica fine a se stessa. Restano i sogni.

Mi piace lasciare la strada vecchia per la nuova” è una delle frasi di Nino Migliori che meglio raccontano questa mostra e la sua passione per la fotografia, una retrospettiva che ci insegna che non dobbiamo accontentarci e limitarci a fare le cose che ci riescono bene, bisogna cercare altrove, scavare dentro di noi, dare modo ai nostri sentimenti di uscire fuori, in qualche modo. Cercare nuovi stimoli, rischiare con tecniche pazze mai viste prima, sbagliare e ricominciare. Divertirsi con la fotografia.
Sarà che io mi ritrovo moltissimo in questo continuo sperimentare e provare, questo fare qualcosa e guardare un po’ più in là a qualcos’altro, ma questa mostra la consiglio a tutti, anche a chi pensa di aver trovato la sua strada. La fotografia offre mille possibilità di crescere e migliorare, come uomini e come artisti.

Sala espositiva al Forma di Milano

Bianconero

Gestualità

Ossidazioni

Ieri-Oggi

Polaroid polapressure

Polaroid polapressure

Polaroid polapressure

9 gennaio 2013

Chocolate Crinkle Cookies 2.0


I Chocolate Crinkle Cookies li avevamo già visti su questi schermi, ogni tanto me ne viene voglia e li rifaccio, li ho preparati qualche giorno fa e prima li avevo portati a casa di una mia amica per Natale. Sono così buoni questi biscottini super cioccolatosi che si meritavano una foto più bella, ci ho provato a costruire qualcosa di diverso ma non sono del tutto soddisfatta, anche se comunque l'esperimento possiamo considerarlo riuscito. Il riflesso doveva venire più nitido, senza contare il fatto che la polvere (che per pigrizia non ho tolto benissimo) si vede decisamente troppo, sembrano palle da tennis e non granellini microscopici.
La ricetta la trovate qui, stavolta ho solo mescolato cioccolato fondente extra e cioccolato al latte, ho usato farina integrale e zucchero di canna, molto molto buoni anche con queste piccole modifiche salutari.

8 gennaio 2013

Ispirazioni #2



“Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, 
spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. 
Ma sempre incontrando noi stessi”.
James Joyce

Foto fatta a Milano nei primi di dicembre, quando ho incontrato la neve.

4 gennaio 2013

Crema spalmabile alle mandorle


... o nutella alle mandorle


Se la nutella mi ha sempre "tentato" moltissimo lo stesso non si può dire per la crema alle mandorle, quelle che mi è capitato di assaggiare (rigorosamente industriali) erano troppo dolci e stucchevoli, niente per cui valesse la pena alzarsi e andare a fare colazione. Qualche tempo fa sono capitata non si sa come in questa ricetta, è stato amore a prima vista, e in più avevo una validissima scusa per utilizzare le mandorle e il mio nuovo tritatutto che, manco a dirlo, mi ha tagliuzzato anche un dito. Ho apportato qualche modifica alla ricetta originale, ma appena mi troverò faccia a faccia con un'arancia biologica la proverò certamente. Questa cremina è ottima da spalmare sul pane, sulle fette biscottate e si presta benissimo anche ad affondare il cucchiaino o il dito, in caso di necessità.

2 gennaio 2013

Per l'inverno, la crema di zucca


La crema di zucca è una delle ricette classiche di quando fa freddo e c'è bisogno di qualcosa di buono e sfizioso per coccolarsi, un comfort food come si dice di questi tempi. La mia ricetta è semplicissima, nulla che qualsiasi altra persona al mondo non possa fare da sola, la scrivo, così ce la ricordiamo, e poi è un'ottima occasione per sfoggiare la mia ciotolina rosa per zuppe e vellutate.

Crema di zucca

Ingredienti
400 gr di zucca
1 cipolla piccola
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale
1 pizzico di cannella
scaglie di parmigiano
2 fette di pane casareccio (io ho usato quello fatto da me)

Preparazione
Prendete una padella antiaderente e mettete la cipolla tritata con un po' di olio e il sale, fatela imbiondire a fuoco dolce. Nel frattempo pulite e spezzettate la zucca, versatela nella padella e fatela dorare per qualche minuto mescolando spesso. Aggiungete mezzo bicchiere di acqua e cuocete fino a quando la zucca si sarà ammorbidita, se occorre aggiungete altra acqua quando serve, ma senza esagerare. Prendete due fette di pane (meglio quello di semola) e tagliatele a cubetti, mettetele in una teglia e tostatele con il grill per farle dorare. Frullate zucca e cipolla con il minipimer e poi mettete la purea di nuovo nella padella e fatela stringere a fuoco vivace. Mettete la vellutata in una ciotolina e aggiungete olio extravergine di oliva, crostini di pane e scaglie di parmigiano.

Ricette di Natale: the best of


Quest'anno a Natale e Capodanno non ho preparato cose dell'altro mondo, inutile cucinare per un esercito di persone e mangiare avanzi per una settimana. Lo so che non si dovrebbero dire queste cose a voce alta, ma tant'è. A Natale ho preparato il panettone gastronomico e il panettone al cioccolato, poi per il resto tagliatelle con funghi porcini, crocchette di patate, involtini alla messinese con provola e salame e scaloppine al Marsala. Niente di pazzesco insomma e tutto in quantità normali. I due lievitati sopra citati però me li sono voluti "regalare", più per mettermi alla prova in realtà, e per fare qualcosa di diverso. Le ricette le ho prese entrambe da Adriano, ovvero il mio maestro sui lievitati, potevano oggettivamente venire meglio, ma per problemi tecnici e di nonne capricciose ho dovuto fare tutto di corsa, ovvero con il lievito di birra e non con il lievito madre. Ci sarà modo di rifarsi.

31 dicembre 2012

Gli errori del 2012 e quelli per il 2013


"Spero che in questo nuovo anno voi facciate errori.

Perché se state facendo errori, allora state facendo cose nuove, provando cose nuove, 
imparando, vivendo, spingendo voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il mondo. 
State facendo cose che non avete mai fatto prima e, ancora più importante, state Facendo Qualcosa.

Questo è il mio augurio  per voi e per tutti noi ed il mio augurio per me stesso. 
Fate Nuovi Errori. Fate gloriosi, stupefacenti errori. 
Fate errori che nessuno ha fatto prima. 
Non congelatevi, non fermatevi, non preoccupatevi che non sia “abbastanza buono” o che non sia perfetto, 
qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita.

Qualunque cosa abbiate paura di farla, Fatela.
Fate i vostri errori, il prossimo anno e per sempre"

dal blog di Neil Gaiman, post dell'anno scorso



L'anno scorso ho trovato questa frase praticamente per puro caso, non mi ricordo dove, so solo che appartiene al fumettista Neil Gaiman, credo sia uno degli auguri più belli che si possano fare. Non posso dire, ad onor del vero, di aver messo in pratica queste parole tutto l'anno, ma hanno fischiato dentro in molte occasioni, per molti giorni. Sbagliare e provare, tentare, riuscire. Fare. Ogni anno cerco di impormi qualcosa che, puntualmente, poi non faccio mai. Il 2012 doveva essere l'anno in cui ogni mese mi facevo una lista di foto da realizzare per non rischiare di perdere un po' di sana inventiva. Mi sono fatta la mia bella lista, poi però neanche una foto di quelle del mio programmino è stata realizzata. Mi fa sorridere il fatto che, volente o nolente, non accetto imposizioni neanche da me stessa.
Quest'anno, il 2012, non è stato malissimo anche se poi quando si tirano le somme siamo sempre più indulgenti, i giorni in cui va tutto male tendono a sbiadire e tutto avvolto dalla nebbia che da un lato mitiga i momenti bui, dall'altro appiattisce anche quelli belli. Di sicuro c'è stata la salute per tutti e questo è già tanto.
Di questo 2012 mi ricorderò di come ho imparato a fare il pane, del mio primissimo corso di cucina in cui mi sono sentita un'incompetente (pur non essendolo del tutto!), della mia ostinazione per fare foto decenti di food (siamo in alto mare ma va decisamente meglio!) delle foto a Giampilieri, del workshop di Marrozzini, del mio portfolio che pian piano ha preso forma, dei giorni al mare da sola, dei miei nuovi gattini e della nostalgia per Charlie che non c'è più, degli amici nuovi arrivati all'improvviso e di quelli travolti via dal tempo. Un anno fa, come gli anni precedenti, speravo molte cose che non si sono realizzate, ma non ne sospettavo altre che invece sono arrivate. Mai e poi mai 365 giorni fa avrei pensato che avrei cambiato lavoro ed invece nel giro di tre mesi mi sono ritrovata quasi senza stipendio ma con una nuova opportunità in cantiere. Mai avrei pensato che alle mie sincere e motivate dimissioni (dopo 4 anni e mezzo) sarebbe seguito l'immediato sollevamento dai miei incarichi. Insomma un anno che tra le sfighe incommensurabili di agosto e quelle di fine anno mi ha fatta sentire in trappola, schiacciata da un futuro che non è possibile pianificare con le mie sole forze.
Il 2013 è l'anno dei 30. Speriamo bene.

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